1.Premessa
Restare esclusi da un concorso pubblico per pochi decimi di punto è una situazione tutt’altro che rara.
È proprio in questi casi che nasce il dubbio più delicato per il candidato escluso: il risultato riflette davvero una valutazione corretta, oppure l’esito è stato determinato da uno o più quesiti formulati in modo errato, ambiguo o non univoco?
La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che le prove concorsuali non sono immuni da controllo. In questo articolo vedremo quando le domande di un concorso pubblico possono ritenersi corrette, e in quali situazioni l’esclusione può essere impugnata con successo.
2. Quando un quiz a risposta multipla di un concorso pubblico è legittimo
Nei concorsi pubblici, i quiz a risposta multipla possono essere utilizzati come strumento di selezione solo a determinate condizioni. La loro legittimità è subordinata al rispetto di requisiti rigorosi, posti a tutela dell’imparzialità della procedura e della parità di trattamento tra i candidati.
Secondo un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza amministrativa, affinché una prova d’esame basata su domande a risposta multipla possa considerarsi legittima, “è imprescindibile che la risposta da considerarsi valida per ciascun quesito debba essere l’unica effettivamente e incontrovertibilmente corretta sul piano scientifico“.
Ne consegue che solo i quesiti formulati in modo chiaro, completo e inequivoco, tali da condurre tutti i candidati alla medesima soluzione senza ambiguità, possono ritenersi idonei a garantire la par condicio e la correttezza della selezione. Diversamente, la prova risulta viziata e l’esito non può considerarsi affidabile né legittimo.
2. Esclusione dal concorso pubblico per domande errate o ambigue
Un quiz a risposta multipla diventa illegittimo quando, per come è formulato, non è in grado di riflettere in modo attendibile la reale preparazione del candidato. In tali ipotesi, l’esclusione dal concorso pubblico non è il risultato di una valutazione oggettiva delle competenze, ma discende da un vizio intrinseco della prova.
In particolare, la giurisprudenza amministrativa ha chiarito che l’esclusione può risultare illegittima quando l’esito della prova dipende da quesiti viziati sotto uno o più dei seguenti profili:
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domande ambigue o errate, ossia formulate in modo tale da prestarsi a più interpretazioni ragionevoli, senza consentire al candidato di individuare con certezza il significato del quesito.
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risposte errate, quando l’alternativa indicata come corretta è in realtà in contrasto con il dato normativo, con nozioni scientifiche consolidate o con i manuali di riferimento.
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più risposte corrette o plausibili, ossia quando il quesito ammette più soluzioni logicamente e tecnicamente sostenibili.
In proposito, la giurisprudenza ha precisato che, nelle prove a risposta multipla, l’individuazione della risposta esatta deve potersi desumere con assoluta univocità dalla formulazione del quesito e dal contesto tecnico-scientifico di riferimento, dal quale devono emergere in modo chiaro e distinto gli elementi a sostegno della correttezza di una sola soluzione, con esclusione di ogni alternativa ragionevolmente plausibile.
4. Come dovrebbe intervenire l’Amministrazione in presenza di domande errate
Quando, in una prova concorsuale, si accerta che uno o più quesiti sono stati formulati in modo errato o ambiguo, l’Amministrazione non può ignorare il vizio né limitarsi a confermare l’esito della prova. Al contrario, è tenuta ad adottare misure idonee a ripristinare la correttezza e l’imparzialità della selezione.
In questi casi, le soluzioni astrattamente corrette sono essenzialmente due:
- da un lato, l’Amministrazione può attribuire a tutti i partecipanti il punteggio previsto per il quesito viziato, indipendentemente dalla risposta fornita;
- dall’altro, può annullare il quesito in via generale, considerandolo irrilevante ai fini della definizione della graduatoria finale.
La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che tali interventi non alterano la par condicio tra i candidati, ma al contrario la garantiscono. In particolare, il Consiglio di Stato, Sez. VI, con la sentenza n. 4358 del 18 settembre 2017, ha escluso la legittimità di una valutazione “virtuale” dei quesiti neutralizzati, fondata sull’assunto che alcuni candidati avrebbero comunque fornito la risposta esatta. Secondo i giudici, infatti, una volta accertata l’erroneità del quesito, le relative risposte non possono più essere considerate, a prescindere dal loro contenuto.
5. Ricorso al TAR contro l’esclusione dal concorso pubblico per domanda errata
Quando l’Amministrazione, pur in presenza di quesiti errati o ambigui, non interviene per neutralizzare la domanda o attribuire il punteggio a tutti i candidati, l’esclusione dal concorso pubblico diventa suscettibile di impugnazione davanti al giudice amministrativo.
In questi casi, il ricorso al TAR contro l’esclusione dal concorso pubblico non si fonda su una contestazione generica dell’esito della prova, ma sulla circostanza che il risultato è stato determinato da una domanda errata o viziata, che l’Amministrazione avrebbe dovuto correggere o annullare. L’esclusione, infatti, non discende da una valutazione attendibile della preparazione del candidato, bensì da un errore nella formulazione del quesito.
Il ricorso al TAR risulta particolarmente rilevante quando l’esclusione è dipesa da uno scarto minimo di punteggio e la neutralizzazione della domanda errata avrebbe potuto consentire l’ammissione alle fasi successive del concorso o incidere sul posizionamento in graduatoria. In tali ipotesi, l’azione giudiziaria è finalizzata a ristabilire la parità di trattamento tra i candidati e la correttezza della procedura concorsuale.
In presenza di un’esclusione dal concorso pubblico derivante da una domanda errata, il ricorso al TAR rappresenta quindi lo strumento di tutela necessario per far valere l’illegittimità della prova e ottenere una rivalutazione conforme ai principi di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa.
6. Un primo suggerimento operativo
L’interesse a presentare ricorso contro l’esclusione da un concorso pubblico sorge nel momento in cui il candidato viene a conoscenza dell’esito della prova, e quindi dell’avvenuta esclusione o della mancata ammissione alle fasi successive della procedura.
Da tale momento iniziano a decorrere i termini per proporre ricorso, che variano a seconda dello strumento di tutela utilizzato e delle specifiche circostanze del caso. In via generale, i termini possono essere di 30 o di 60 giorni, con decorrenza dalla pubblicazione degli esiti o dalla comunicazione formale dell’esclusione, secondo quanto previsto dalla normativa e dalla giurisprudenza applicabile.
Per questo motivo è fondamentale attivarsi tempestivamente, senza attendere oltre, al fine di valutare se l’esclusione dal concorso pubblico sia effettivamente dipesa da una domanda errata o viziata e se sussistano i presupposti per proporre un ricorso al TAR. Un esame rapido dei quesiti contestati, del bando e del punteggio conseguito consente infatti di evitare la decadenza dal diritto di difesa e di impostare correttamente la strategia di tutela.
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